11.20.2006

indian rose on your eyes..i remember*

Sona'lìì Bhor Jiivane Mor
Sona'liibhor jiivane mor

A'ba'r kiire a'sche phire.
Shata vyatha 'r shata vedana'r Shata la 'nchana
'r a'ndha'r cire.
Kata prados'a kata prabha't
Kata sharat basanta ra't Kata a'sha'
kata bharasa' Bhese geche ashru niire.
Pu'rva'ka'she arun'ha'se Ba'ta's bha'se phula suba'se.
Nava Vars'e nava haras'e Vyatha'r smrti ya'y ye sare.

L'alba dorata della mia vitaSta ritornando?
Il buio di dolori incalcolabiliAgonie incalcolabili,
umiliazioni incalcolabili.Quanti crepuscoli,
quante albe Quanti autunni e notti di primavera
Quante speranze ed aspirazioni sono Passate,
scorrendo in lacrime.
Nell'orizzonte orientale l'alba cremisi sorride
La fragranza di fiori che fluttua nell'aria
Con nuova delizia dell'anno
La memoria del dolore svanisce.

L'India è cambiata negli ultimi anni, e molto in fretta.E' cambiata in superfice. Anche l'India rurale sta cambiando molto. Ma nel fondo, restano i problemi di sempre: la distribuzione ineguale della terra e delle ricchezze. Abbiamo zone di grandi ricchezze minerarie ma le popolazioni che vi abitano sono escluse da ogni beneficio. L'ultimo esempio è nello stato dell'Orissa, il distretto di Kassipore, una zona tribale. Vi hanno scoperto bauxite, asbesto e altri minerali, e hanno dato le concessioni ad alcune grandi aziende minerarie, indiane e non. Queste hanno preso possesso della zona e cacciato via gli abitanti tribali. Per questo dico: le tecnologie, la scienza, la modernità arrivano in India ma per il solo beneficio di una piccola élite. Se leggi bene del resto vedi che la mia India non è molto diversa dalla vostra Italia, è sempre un problema di ingiustizia redistributiva.

MELISSA & FRANCESCA WITH YOU
come si è preannunciato, oggi si parla di india, anzi di esperienze in india vedi quella di un amico, Giovanni, partito per l'india per alcune settimane 2 anni fa.
tornato
ripartito
in partenza a febbraio prossimo.
un progetto: quello di portare qualche soldo raccolto con una serata solidale ad un orfanotrofio indiano.
ci stiamo organizzando*
il "genuino"giovanni (lo chiamiamo così perchè lo è veramente..ed è anche gentile) ci parla di donne indiane dagli occhi profondi
di persone che accolgono
di luoghi incantati come le zone dell' himalaya ma di luoghi sporchi come i fiumi
francesca propone sempre le sue domande strane e chiede appunto del fiume
giobvanni spiega che sporchissimo perchè persino gli hotel buttano i sacchi dell'immondizia nei torrenti...lui dice meio el brenta pitosto

GRAZIE GIOVANNI PER IL TUO CONTRIBUTO AL NOSTRO PROGRAMMA RADIO, A PRESTO:-)))))))))))))
vorrei ricordare che era la prima intervista che mettiamo in onda tramite cd proprio perchè registrata in studio presso ALBERTO FONICO-grazie mille anche a te x la collaborazione gentile e gradita..sei un grande

ALtra esperienza di un ragazzo attraverso l'india:
Ma che cosa vai a fare in India ? Già, che cosa vado a fare in India ? Che cosa vado a fare nel paese che ha il più alto numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà assoluta, che ha il maggior numero di bambini malnutriti, il maggior numero di analfabeti, il maggior numero di morti per parto, il più alto tasso di lavoro minorile..Che cosa vuol dire fare un viaggio responsabile e consapevole in una terracaratterizzata da simili primati ?Forse sono alla ricerca di domande, prima ancora che di risposte.Ecco, sì, vado in India alla ricerca di domande. Domande che mi scuotano,che incrinino le certezze che mi vengono propagandate in televisione, cheleggo sui giornali, che emergono spesso durante le discussioni con gli amicie i colleghi.La domanda, il dubbio: uno stato della coscienza che dovrebbe essere naturale.Ma che non lo è affatto nella nostra vita fatta di modelli da accettare,di immagini viste e non guardate, di suoni uditi e non ascoltati, di luoghi dove si va enon di esperienze e relazioni vissute.Per fortuna è sufficiente mettere piede in questo paese e subito le domandericominciano a nascere spontanee: ne vengo travolto, così come dai colori,dai sapori, dagli odori, dagli sguardi e dai sorrisi.Perché qui la fatica dell'uomo non vale nulla ? Per comprare un biglietto aereocome quello che mi ha portato qui un indiano dovrebbe lavorare mediamentecento volte più di me, e in condizioni incomparabilmente meno agevoli delle mie.Il Prodotto Interno Lordo indiano aumenta ogni anno: perché non si traduce in meno morti per fame, in maggiore scolarizzazione, nella possibilità per molti di vivere,e non semplicemente di sopravvivere ?E’ vero che la ricerca del profitto, l'unica regola del mercatoliberalizzato, produrrà il miglioramento delle condizioni di questo immensità di persone ?E se sì come mai da quando il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondialehanno imposto il libero scambio delle merci e degli investimentistranieri si muore di fame più di prima ?Che interesse può avere il consiglio di amministrazione di unamultinazionale a migliorare le condizioni di vita di persone che hannoda offrire solo costi di manodopera bassissimi?Chi si preoccupa delle conseguenze che possono avere la biogenetica e l'imposizione dell'agricoltura da esportazione, che fa arrivare sulle tavole dell'occidente prodotti sempre più 'progettati' per i gustidi chi ha i soldi per comprarli, ma che priva lepopolazioni locali delle secolari ed ecosostenibili colture tradizionali?Fino a quando avremo lapossibilità di continuare a vivere come se non ci fossero 30 milioni dipersone che ogni anno nel mondo muoiono di fame, come se tutto ciò nonaccadesse ?Che cosa sovvertirà questo ordine mondiale, che cosa ci faràuscire da questo equilibrio, che è evidentemente un equilibrio instabile ?Che cosa ci farà spalancare gli occhi (ma non più per compatire) su questaimmensa maggioranza oppressa (i Dalit, come si autodefiniscono gliIntoccabili in India) che non sono una peculiarità dell'India, ma sono il60% della popolazione mondiale ?Queste domande sono il regalo dei bambini di strada e delle donne artigianedella baraccopoli di Madras, della comunità di Intoccabili di Kallupatti,dei contadini del Karnataka, della comunità di disabili di Bangalore, di chisi batte con le popolazioni tribali contro lo sgombero dicentinaia di villaggi che devono (lo dice la Banca Mondiale) fare posto agigantesche dighe. Bambini, uomini e donne che, con l'infinita pazienza emodestia delle persone semplici e umili, ci hanno accolto, offerto il lorotempo e condiviso i loro pensieri, ci hanno permesso di entrare nelle lorocase, a noi, che per innumerevoli ragioni del passato e del presenterappresentiamo l'immagine dell'opulenza e dello sfruttamento.Mi sento addosso la responsabilità del dono che questo paese e questa gentemi hanno fatto, la responsabilità di dover trovare delle risposte a questedomande, e di agire e vivere coerentemente con le medesime.

intanto la musica ci accompagna..direi che il verbo accompagnare è il verbo azzeccato perchè in effetti LEI è una grande compagna ovunque.per me è quasi la miglior compagnia

LED ZEPPELIN- X ALESSANDRO JAM BASSANO
MARLENE-CD STRISCIATO DI FRANCESCA...FIGURA LOLA*****
BILLY IDOL-WHITE WEDDING

AGGIUNGO QUI SUL BLOG ALCUNI APPUNTI PRESI SULL'INDIA TRA CUI FILM, FESTIVAL, LIBRI, INTERVISTE:
Alla Mostra del cinema di Venezia del 1968, insieme a Teorema, Pasolini presentò anche il mediometraggio Appunti per un film sull'India, girato nel dicembre 1967. Naldini spiega nella sua biografia pasoliniana (Pasolini, una vita, Einaudi 1989) che tali "appunti" si riferivano sostanzialmente a un film da farsi "sulla storia di un maragià il quale, secondo una leggenda mitica indiana, offre il proprio corpo alle tigri per sfamarle (questo, idealmente, prima della liberazione dell'India); e, dopo la liberazione dell'India, sempre idealmente, la famiglia di questo maragià scompare perché i suoi membri muoiono di fame ad uno ad uno durante una carestia". "Questa era l'idea del film", spiegò Pasolini nel corso di una intervista. "Così sono andato in India a fare una specie di inchiesta per verificare se questa idea era attendibile o no." Pasolini aveva in un primo tempo progettato di realizzare un film sullo svilupparsi di una coscienza politica in alcune nazioni del Terzo Mondo, alcune delle quali si erano affrancate dal colonialismo e stavano avviando forme di gestione democratica.
Per rappresentare poeticamente tutto ciò, il regista prevedeva di utilizzare racconti che avessero le loro radici nella cultura locale e che risultassero omogenei grazie a ciò che egli stesso definiva un "sentimento violentemente e magari anche velleitariamente, rivoluzionario: così da fare del film stesso un'azione rivoluzionaria (non partitica, naturalmente, e assolutamente libera fin quasi all'anarchia)".
Pasolini presentò diversi progetti ad alcuni produttori: l'unica possibilità di realizzazione gli si prospettò però grazie alla Rai, che gli propose di fare uno "speciale" per TV7. Pasolini effettuò le riprese cinematografiche per le strade, principalmente nella città di Bombay e nelle sue estreme, poverissime periferie, con la cinepresa in spalla, riprendendo gente comune e dialogando con alcuni intellettuali indiani. L'intento del regista non era quello di realizzare un documentario, ma di verificare la propria concezione poetica del film. E di ricercare inoltre i personaggi che interpreteranno l'episodio. Pasolini presenta a persone di ogni estrazione sociale la propria idea di realizzazione della storia del marajà: di tali persone egli ascolta e registra le opinioni, i commenti, i suggerimenti; e coglie, sui volti vecchi e giovani di coloro che incontra, e nei gesti, nei sorrisi puri, nei quali traspare una grande quiete interiore, una incredibile ricchezza di espressioni. Nel filmato sono numerose le immagini di povertà e di morte: sulle riprese di un corteo funebre e di una cremazione il film si conclude con le parole di Pasolini: "Un occidentale che va in India ha tutto, ma non dà niente. L'India, invece, non ha nulla, in realtà dà tutto". .

P O R T A L E G I O V A N I - Comune di Firenze
Il "River to River" è ilprimo festival al mondo interamente dedicato al cinema indiano e a film sull'India; per offrire al pubblico una visione più ampia ...portalegiovani.comune.fi.it/pogio/jsp/rubriche_publish/cineglobo.jsp - 37k -



Nel 1961, in compagnia di Alberto Moravia e Elsa Morante, Pasolini si reca per la prima volta in India. Le emozioni e le sensazioni provate sono così intense da spingerlo a scrivere queste pagine, un diario di viaggio divenuto un libro di culto. Pasolini si aggira attento nella realtà caotica del subcontinente indiano, osservando i gesti e le movenze della gente, seguendo i colori dei paesaggi e soprattutto l'odore della vita. I templi di Benares, le notti di Bombay, tutto l'incanto di una terra ammaliante e, insieme, l'orrore dell'esistenza che vi si conduce ci vengono restituiti con l'originalità di visione di uno dei nostri più grandi scrittori. Con un'intervista di Renzo Paris ad Alberto Moravia. L’odore dell’India è anche, tra le righe, il diario del viaggio di tre amici, alla scoperta di un Paese mitico ma essenzialmente ancora sconosciuto. «a Calcutta, Moravia, la Morante e io siamo andati a conoscere Suor Teresa». Amici a cui rivolgersi per cognome, (anche se la Morante qualche volta è «Elsa»), con i quali affrontare le incombenze degli incontri ufficiali all’ambasciata, amici con cui affrontare il cammino con l’atteggiamento giusto: «... disponibili, allegri, curiosi come scimmie, con tutti gli strumenti dell’intelligenza pronti all’uso, voraci, goderecci, spietati».

Mahasweta Devi, nata a Dacca nel 1926, oltre che scrittrice è un’attivista a favore dei diritti civili e sociali delle popolazioni tribali dell’India, tuttora emarginate e tenute in semischiavitù. Per una precisa scelta, in linea con il suo impegno militante, scrive in un bengali contaminato da termini hindi, inglesi e di vari dialetti tribali.
“La preda” è una raccolta di racconti che prende il titolo da uno di essi, e sono tutti lontani anni luce dagli scenari urbani dei più diffusi scrittori e scrittrici indoinglesi.
L’ambiente qui è la giungla, la foresta dell’interno dell’India orientale, dove vivono gli adivasi, i tribali.
Quella di cui scrive Mahasweta Devi è un’India rurale, schiacciata dai rapporti feudali e da una pessima politica agraria, che vede tuttora ogni anno il suicidio per disperazione di centinaia di contadini.
Le sue figure femminili sono donne del popolo non remissive, donne che resistono all’uomo e al potere, sono personaggi di grande forza, passione ed autodeterminazione: Draupadi, Mary…
Questi racconti “non sono scritti per far piacere ai lettori ma per affrontare la verità dei fatti, e vergognarsi della vera faccia dell’India” poiché Mahasweta “crede nella collera, in una violenza giustificata”.
Sono quindi racconti di rabbia, che vogliono attirare l’attenzione su questioni che nessuno desidera porre e verità che nessuno vuole vedere.

E che la musica sia con noi:
timoria........sole spento io ti sento con me..paparaparapa
afterhours..sei diventato il verbo che nessuno userà..chissà
jefferson airplane..we can be together

libri:
Roberto Vecchioni, Le parole non le portano le cicogne, Narrativa italiana contemporanea, I coralli, 220 pp., lire 22.000

"Le parole non sono fiato, evanescenza, convenzione. Le parole sono «cose». Niente esiste se non ha nome, perchè siamo noi a far esistere il mondo. Ha ragione Pirandello però: se c’intendiamo sul significato, che so, di «armadio» o «albero» non possiamo più farlo su «libertà», «sogno», «amore», perché ognuno ha posto il suo vissuto nella lettura dei sentimenti. E se non è il singolo è tutto un popolo o un periodo di storia a variare, moltiplicare, esaurire e far rinascere un termine. Le parole sono cose in perenne drammatica trasformazione e specchio del nostro dibatterci in cerca di luce."

eventi:
mercoledì 22 novembre-panic jazz club- marostica piazza scacchi(vi)- adam kolker quartet feat. john abercrombie

giovedì 23 novembre- centro giovanile bassano h 21.30- hulah family per epidemie musicali free space for free music

ogni martedì da novembre- via cav. vittorio veneto rosà (vi)h 18.45/20.15-la danza delle cose, laboratorio arti di movimento

MESSAGGIO DI RADIO COOPERATIVA:
PER TUTTI I VICENTINI
LE FREQUENZE NON SARANNO PIù DUE MA RESTERà DA DOMENICA 26 SOLO LA FEQUENZA 92.700

in chiusura VICARIOUS dei tool
dopo il concerto spettacolare di jesolo non potevo non citarli
laser ed immagini, maschere antigas e basso suonato con una bottiglia di birra, danza di spalle per denny il batterista mentre architetta un' altrA delle sue ritmiche impossibili e scaletta ok
incredibili
SALUTO CHI ERA CON ME QUELLA SERA: CHIARA, RICHIE, FABIO, GERMANO, IVAN, ANITA E ANCHE QUALCUNO DI CUI NON SO IL NOME

saluti a francesca
alle ragazze fede, chiara con cui abbiamo realizzato la serata di venerdì
saluti a giovanni & alberto per intervista
e a moreno ed ai ragazzi dell'associazione bahà per la compagnia
saluti agli scoltataori
ai "telefonatori" giovanni ed il signore la cui figlia fa un corso di musica indiana
saluti a paolo che oggi non c'era in radio
SALUTI A LORIS E A PIER
ciao a tutti quelli che credono alle cose quando gli altri attorno non ci credono..
I BELIEVE IN A BETTER WAY

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